Apri il cuore all'ascolto e riconosci il "momento favorevole" (2Cor 6,2) (Invocare)
In ascolto della Parola (Leggere Lc 13,6-9)
6Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?". 8Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. 9Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"».
Dentro il Testo
L’incontro con l’infinito di Dio è impegno concreto nella quotidianità (Contemplare-agire)
Lasciamoci coltivare da Gesù, dalla Sua Parola. La Parola Sacra è come l’aratro, che viene a dissodare il terreno del nostro cuore, ma è anche come il seme che vi viene immesso, perché possa produrre frutti di bene.
Vieni, o Spirito Santo, vieni come turbine e spazza via dalla Chiesa le scorie del male. Vieni come fuoco e infiamma i cuori dei cristiani tiepidi e distratti e rendili ardenti nel bene come gli apostoli. Vieni, come luce per i ciechi, sostegno per i deboli, fonte viva per gli aridi, guida per gli erranti.
Vieni, vieni. Ascolta le nostre preghiere, opera nuovamente le meraviglie della Pentecoste e nascerà una umanità rinnovata. Amen.
Vieni, vieni. Ascolta le nostre preghiere, opera nuovamente le meraviglie della Pentecoste e nascerà una umanità rinnovata. Amen.
In ascolto della Parola (Leggere Lc 13,6-9)
6Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?". 8Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. 9Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"».
Dentro il Testo
La parabola del fico sterile è preceduta dalla domanda fatta a Gesù circa la colpevolezza di coloro che rimasero uccisi da Pilato in una rivolta e di coloro che rimasero sepolti dal crollo di una torre a Siloe. Gesù non dà una lettura “politica” di questo fatto, come si aspetterebbero gli interlocutori e non dà neppure una lettura “religiosa” tradizionale: tutti costoro non sono morti per punizione dei loro peccati perché non erano più peccatori di quelli che invece lo sono tuttora e non sono morti. Gesù risponde in maniera semplice con questa parabola, richiamando soprattutto alla conversione perché il giudizio può giungere da un momento all’altro (Lc 13,1-5).
L’avvertimento è dato in forma solenne: «Io vi dico...» ponendo condizione indispensabile per sfuggire al giudizio di Dio il: «se non vi convertirete, perirete tutti».
La parabola ci offre quel tempo per prendere consapevolezza del nostro modo di vivere per optare un cambiamento, uno stile di vita diverso che vada alla radice delle nostre azioni e decisioni. Questo è quello che vuole il Signore da noi: la nostra conversione.
La conversione non vuole semplicemente indicare un cambio di atteggiamento, ma un riorientare la nostra vita. Per questo è anche una grande responsabilità che nasce nel proprio cuore grazie al dono dello Spirito Santo che infonde il suo amore. Esso se viene rifiutato, diventa ragione della nostra condanna: «Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo» (v. 5).
Nel testo traspare l'importanza della preghiera di intercessione per ottenere misericordia, fatta da Gesù che è il vignaiolo al Padre che è il padrone.
Nella preghiera di intercessione noi portiamo noi stessi, la nostra stessa vita. La preghiera di intercessione non significa far cambiare a Dio la sua volontà, ma di far sì che tutti noi possiamo arrivare a desiderare quanto Egli vuole donarci.
Sostare con la Parola (Meditare)
v. 6: Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.
v. 6: Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.
Per rispondere alla domanda dei suoi Interlocutori, Gesù fa dono della parabola del fico sterile, parabola che possiamo comparare con la parabola dei talenti (Lc 19,12-27). La parabola del fico sterile ha lo scopo di precisare la minaccia del giudizio imminente e il conseguente appello al cambiamento.
L'immagine della vigna è molto utilizzata nell'Antico Testamento e vuole indicare il popolo di Dio. La parabola parla di un albero di fichi nella vigna. Le due immagini, sia nella Sacra Scrittura che nella tradizione rabbinica e profetica rappresentano il popolo di Israele, vigna scelta, piantata e curata da Dio, nonostante l'infedeltà del suo popolo.
Il tale di cui si parla è Gesù stesso, il Figlio di Dio, venuto a visitare questa vigna e a cercarne frutti ma non ne trovò. L'albero è sterile, inutile, inservibile, senza amore. Dall'uva, infatti, ricaviamo il vino che allieta il cuore dell'uomo (cf. Sal 104) in quanto simbolo dell'amore. L'uomo, la vigna, è stata piantata da Dio perché porti questo frutto che è l'amore. La vigna, è il popolo di Dio che deve testimoniare al mondo che Dio ama e che ha dato tutto se stesso (cf. Gal 2,20).
vv. 7-9: Allora disse al vignaiolo: ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?.
Ogni contadino sa che per i primi tre anni l'albero non darà il suo frutto. Cosa possono essere questi tre anni continui di ricerca del frutto? Possiamo leggervi dentro Gesù dolcezza del Padre che per tre anni predica in mezzo al popolo annunciandosi come il Salvatore, il Redentore, il Misericordioso.
Possiamo anche dire che i tre anni sono una vita trascorsa e il frutto la conversione.
Qui ci possiamo subito interrogare: Quale rapporto abbiamo con Dio? Quali frutti di conversione portiamo?
In questi versetti abbiamo il Padre, il Figlio e noi. simboleggiati rispettivamente dal padrone, dal vignaiolo e dal fico.
Il padrone comunica al vignaiolo il suo disappunto per quell’albero sterile. Il Padre mostra il suo disappunto per una vita sterile, incapace di donare, di fare il bene continuando a vivere nelle proprie comodità, tenendo lontano il proprio sguardo e il proprio cuore dai sofferenti, dai poveri, dagli ultimi.
Di per sé la decisione del padrone è giusta: un albero che non dà frutto è improduttivo, sterile, abbatterlo è la soluzione più logica.
Ma quello gli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno
Qui abbiamo l'amore del vignaiolo nei confronti del fico e chiede al padrone di avere pazienza. Il vignaiolo si presenta come lo descrive il Salmista: «Paziente e misericordioso è il Signore, lento all'ira e ricco di grazia. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 145,8-9).
L'anno che il vignaiolo che chiede non sono i 365 giorni di un calendario, ma la vita, perché è l'anno della misericordia del Signore, perché Egli possa usare «pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2Pt 2,9). La possibilità della conversione non è illimitata; perciò è necessario coglierla subito; altrimenti
essa sarebbe perduta per sempre.
La cattiveria dell'uomo non può impedire a Dio di essere buono (cf. Mt 20,15). Ma noi non dobbiamo fare come gli «empi, che stravolgono la grazia del nostro Dio in dissolutezze e rinnegano il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo» (Gd 1,4). Non ci si deve prendere gioco della ricchezza della bontà di Dio, della sua tolleranza e della sua pazienza, ma riconoscere che la bontà di Dio ci spinge alla conversione (cf. Rm 2,4).
finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime
Il vignaiolo promette, che durante questo anno, si prende cura dell'albero, nonostante la sua improduttività. Questa cura è il tempo della misericordia che ci viene donato perché possiamo portare frutti. Dio ci offre sempre una alternativa per la conversione e il Vignaiolo si impegna con noi perché questa alternativa non vada a vuoto: lo zappa tutt’attorno e gli mette il concime.
Di fronte alla nostra incapacità di fruttificare Dio non si stanca. Gesù non smette di indicarci una nuova via. Di certo alla misericordia di Dio non possiamo far coincidere il buonismo. Se Dio è paziente non significa che ho sempre tempo. Il tempo donatoci è occasione di conversione, non di giustificazione alla mia indifferenza. Gesù ci concima sempre. Consideriamo la sua opera in mezzo a noi iniziando dalla Redenzione. Sarà occasione per una conversione? Sarà occasione per dare una risposta pronta e generosa?
Vedremo se porterà frutti per l'avvenire se no lo taglierai
Dio è paziente con noi, non ci taglia subito. Il tempo che si prolunga è segno di misericordia, non assenza di giudizio. Un giudizio ci sarà, certo, ma spetterà a Dio,
non a noi. E alla fine quale tipo di giudizio potrà esserci?
Nel Vangelo Colui che rimarrà tagliato, che resterà fuori, è sempre Gesù. Sarà l’albero verde tranciato al posto dell’albero secco, sarà Lui condannato al posto di un Barabba di ogni epoca.
Abbiamo qui Cristo Gesù sempre crocifisso nella storia dell'umanità, fino a quando non ci convertiremo, non risponderemo all'amore, non daremo frutto.
Nel frattempo il frutto è Lui, sempre presente in mezzo a noi, sempre presente in quelle persone che giudichiamo, puntiamo il dito, condanniamo, emarginiamo, manchiamo di rispetto giudicandole indegne, li prendiamo in giro. Lui è lì e farà di tutto perché noi possiamo portare più frutto, farà di tutto per ritrovare chi era perduto (Lc 15).
Ci fermiamo in silenzio per accogliere la Parola nella vita. Lasciamo che anche il Silenzio sia dono perché l’incontro con la Parola sia largamente ricompensato
La Parola illumina la vita e la interpella
Quale volto di Dio ho concepito nella mia vita?
Quale volto di Dio ho concepito nella mia vita?
Cosa sto facendo con il tempo che Dio mi ha dato?
Cosa devo fare davanti a questa misericordia di Dio che mi aspetta e che sempre
perdona?
Sto coltivando la mia vita interiore attraverso la preghiera, i sacramenti e il servizio al prossimo? Oppure mi sono adagiato nella sterilità spirituale?
Sto rispondendo alla chiamata di Dio con opere di carità, giustizia e fede?
Rispondi a Dio con le sue stesse parole (Pregare)
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,
per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
Il Signore custodisce tutti quelli che lo amano,
ma distrugge tutti i malvagi (dal Sal 145).
L’incontro con l’infinito di Dio è impegno concreto nella quotidianità (Contemplare-agire)
Lasciamoci coltivare da Gesù, dalla Sua Parola. La Parola Sacra è come l’aratro, che viene a dissodare il terreno del nostro cuore, ma è anche come il seme che vi viene immesso, perché possa produrre frutti di bene.
