domenica 4 ottobre 2026

LO SCRIBA DISCEPOLO DEL REGNO DEI CIELI

Apri il cuore all'ascolto e riconosci il "momento favorevole" (2Cor 6,2) (Invocare)
Spirito di Dio, rendici disponibili alla tua visita, fa crescere in noi la fede nella parola che salva. Sii la sorgente viva della speranza che germoglia nelle nostre vite. Sii in noi il soffio d'amore che ci trasforma e il fuoco di carità che ci sospinge a dare noi stessi mediante il servizio ai fratelli. 
Tu che il Padre ci ha inviato, insegnaci ogni cosa, facci gustare la ricchezza della Parola di Cristo. Amen (San Giovanni Paolo II).

In ascolto della Parola (Leggere Mt 13,51-52)
51«Avete compreso tutte queste cose?» Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

In silenzio rileggi il testo biblico perché penetri in te e vi metta salde radici

Dentro il Testo
L'evangelista Matteo organizza il Vangelo come una nuova edizione della Legge di Dio. Come il Pentateuco è costituito da cinque libri, così fa Matteo: compone cinque grandi discorsi di Gesù, seguiti da parti narrative, in cui si descrive come Gesù metteva in pratica i suoi insegnamenti.
Il capitolo 13 del Vangelo di Matteo è costituito interamente da parabole (eccetto i versetti 53-58. Queste parabole hanno come tema fondamentale il regno dei cieli. Si ispirano al teme del seme, della semina, della mietitura. 
I destinatari di queste parabole per le prime due sembra che ci sia una separazione tra i discepoli e le folle. Nel senso che la parabola è destinata alle folle e la spiegazione ai discepoli. Diversamente dal resto delle parabole che sembra che siano indirizzate a quanti aprono il loro cuore alla Parola di Dio, tanto che al termine sembra che Gesù ne aggiunga una in particolare, quella dello scriba discepolo del regno dei cieli. Tutte le parabole invitano al discernimento, per imparare, con lo sguardo di Dio, a saper leggere la realtà.

Sostare con la Parola (Meditare)
v. 51: Avete compreso queste cose?
Questa parabola è molto breve. Il suo contenuto è raccolto in un solo versetto e anticipato da una domanda da parte di Gesù con lo scopo di fare discernimento sul privilegio ricevuto nell'ascoltare quanto Gesù ha donato fino a quel momento: la grazia, la libertà, la responsabilità, la giustizia, la misericordia. 
A coloro che ascoltano Gesù gli dice beati, in quanto, «molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono» (Lc 10,24). Anche in questo medesimo capitolo Gesù dice ai suoi discepoli: «a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato» (Mt 13,11). Ora, «queste cose» di cui Gesù parla non è altro che i vari aspetti del mistero della croce, tesoro e perla in cui dobbiamo investire ciò che abbiamo e siamo. Ma la comprensione di queste cose rimane limitata solo alle spiegazioni ottenute, occorre che lo Spirito Santo insegni e rammenti tutti gli insegnamenti di Gesù (cf. Gv 14,26).
Gli risposero: «sì»
La risposta appare positiva, pronta per intraprendere la via del Calvario. In essa si delinea non solo la salvezza personale ma tutta la missione della Chiesa. Comprendere il regno dei cieli è un dono che viene dall'Alto, da Dio, concesso solamente a chi apre il cuore all'ascolto della Parola di Dio. Tutta la propria scienza non sarà così sufficiente per riuscire a comprendere la novità portata da Gesù. Sant'Agostino ci parla di "capacità di Dio" (Homo capax Dei), cioè non possiamo capirlo ma possiamo entrare nel suo mistero lasciandoci attrarre dentro la Sua realtà secondo l'espressione giovannea: «tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15) per potervi entrare un poco alla volta.
v. 52: Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Il versetto è una grande responsabilità, in quanto essere concretamente disponibili all'ascolto della Parola di Dio si viene paragonati allo scriba. Chi è lo scriba? 
Noi abitualmente, nelle pagine del Vangelo, lo incontriamo in contrasto con gli insegnamenti di Gesù. Lo scriba, nelle Sacre Scritture, viene presentato come una persona istruita, che studia la Legge, la trascrive apportando anche commenti su di Essa, come faceva, ad esempio, Esdra (cf. Esd 7,6).
Lo scriba che vede Gesù, invece, è colui che è capace di penetrare la Verità proclamata traendo da essa luce e forza per operare rettamente. Chi vuole annunziare, evangelizzare deve imparare bene la Verità, perché "Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no" (Santa Teresa Benedetta della Croce).
In questo versetto molto probabilmente l'autore parla di se stesso. Il nome Maththaios (Matteo) ha qualche assonanza con il greco che traduce “discepolo”: mathetes (cf. “diventare discepolo”: matheteuo), Infatti, lo scriba cristiano divenuto discepolo del regno dei cieli, cioè istruito secondo la novità del Vangelo, non rinnega la rivelazione contenuta nelle Scritture. Anzi, quanto più ne approfondisce il senso, tanto più comprende che le promesse veterotestamentarie sono diventate realtà nella predicazione e nell'opera di Gesù (cf. 2Cor 1,20). San Paolo scrivendo a Tito e a Timoteo descriverà meglio lo scriba discepolo del regno dei cieli (cf. Tt 5,1-9; 1Tim 3,1-7)
La Parola di Dio è il tesoro di cui si parla e Gesù sottolinea che dal tesoro si estraggono prima le cose nuove e poi le antiche. Gesù delinea una priorità tra il messaggio di Gesù che fonda direttamente la Nuova Alleanza e quello di Mosè, mediatore dell’Antica Alleanza. Il messaggio di Gesù ha la precedenza sull’antico che è sempre valido per noi cristiani, solo in ciò che è conforme all’insegnamento del Cristo. Nessuno dei due è sufficiente senza l'altro: il vangelo infatti è la pienezza, il compimento della Legge.

Ci fermiamo in silenzio per accogliere la Parola nella vita. Lasciamo che anche il silenzio sia dono perché l'incontro con la Parola sia largamente ricompensato.

La Parola illumina la vita e la interpella
Quale discernimento faccio degli insegnamenti di Gesù?
Anche per me la Parola di Dio è quel tesoro, quella perla preziosa di cui parla Gesù?
Il mio "sì" è di facciata? oppure è consapevole, pieno di responsabilità?
Vivo il mio seguire Cristo da scriba o da discepolo del regno dei cieli?
 
Rispondi a Dio con le sue stesse parole (Pregare)
Insegnami il gusto del bene e la conoscenza,
perché ho fiducia nei tuoi comandi.

Bene per me se sono stato umiliato,
perché impari i tuoi decreti.

Io sono tuo servo: fammi comprendere
e conoscerò i tuoi insegnamenti.

La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

Giustizia eterna sono i tuoi insegnamenti:
fammi comprendere e avrò la vita. 
(dal Sal 119,66.71.125.130.144).

L’incontro con l’infinito di Dio è impegno concreto nella quotidianità (Contemplare-agire)
Lasciamoci incontrare dalla Parola, perché il regno dei cieli è relazione che cresce. Ogni giorno siamo chiamati a trovare quel "nuovo" che la Parola del Signore sa portare alla nostra vita. A noi riconoscerlo e soprattutto donarlo con la propria vita («estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche»).